a cura di Enrico de Sanctis
Spesso sentiamo parlare di depressione come di uno stato d'animo di tristezza, di disinteresse per la vita, di impotenza e incapacità, di rinuncia.
Ci tengo a ricordare che ogni situazione è individuale e va considerata in base alla storia singolare di ciascuno e alle caratteristiche specifiche di ogni soggetto.
In psichiatria è nota la distinzione tra Depressione unipolare e bipolare.
La prima è caratterizzata da un umore orientato in termini unicamente depressivi, la seconda dall'alternanza tra umore depresso e mania. La mania è quella manifestazione euforica, che può essere di diverso grado, relativa sia allo stato d'animo sia al comportamento di una persona.
Gli studi psicoanalitici, dalla fine dell'Ottocento fino ai nostri giorni, offrono a mio avviso una lettura importante, potremmo dire legata alla depressione bipolare o, meglio, alla relazione tra depressione e mania.
Facendo una brevissima sintesi, nella mia esperienza spesso rilevo una relazione tra ideali, realtà, creatività.
Schematicamente possiamo soffermarci su queste tre parole.
Se ci fosse una totale prevalenza degli ideali, il mondo esterno sarebbe assente, non sarebbe mai reale: questa condizione rappresenta la mania, dove gli ideali, in cui ognuno di noi giustamente crede, diventano però illusioni, vere e proprie idealizzazioni, che più si allontanano dalla realtà più diventano macroscopiche. Solitamente sono quelle situazioni in cui una persona deve primeggiare e sentirsi grandiosa, e non entra in relazione con gli altri se non per avere conferma di sé. Si tratta di situazioni in cui una persona "deve esistere solo lei" e può diventare anche aggressiva per raggiungere i suoi scopi. Senz'altro sono persone bisognose di potere, di controllo, di riconoscimenti affettivi.
Se ci fosse una totale prevalenza della realtà, il mondo esterno sarebbe dominante: questa condizione rappresenta la depressione, dove la realtà è talmente invadente da schiacciare le persone che si sottomettono con un senso di impotenza e incapacità. Solitamente sono quelle situazioni in cui una persona non sente mai di essere protagonista della sua vita e tende a lasciare sempre il posto agli altri.
Prima di introdurre la parola creatività, che è una parola chiave, è importante ricordare, come ho detto sopra, che la psicoanalisi propone una relazione tra depressione e mania. Si sostiene, infatti, che la mania si sviluppi per negare la depressione della realtà e della condizione esistenziale dell'essere umano.
Esiste un filone psicoanalitico tedesco e inglese, esteso anche in Italia a partire dalla fine degli anni Sessanta, che sostiene che entrare in uno stato depressivo di un certo tipo sia un passaggio evolutivo importante.
Questo passaggio evolutivo implica l'annunciarsi dell'autonomia: il bambino intuisce che non è onnipotente e che l'amore dei suoi genitori non è esclusivo per lui; accanto a questo dolore riconosce che può contare su di sé e che ha un margine di libertà che prima gli era precluso.
Aldilà dell'innegabile fatto che non viviamo nel migliore dei mondi, credo tuttavia che da noi dipenda la possibilità di riconoscere le nostre potenzialità e di superare quei divieti psichici e spesso invisibili che ci vincolano nella nostra libertà.
Riconoscere le nostre potenzialità significa dare valore ai nostri bisogni e alle nostre emozioni, significa pensare un'idea a partire dal nostro intuito, significa lasciare emergere un soffio vitale senza annientarlo sul nascere. Ecco, questa condizione rappresenta la creatività, la parola chiave che una psicoterapia si pone di ricostituire affinché l'individuo possa emergere dal suo stato sopravvivenziale ed esistere, ricominciando a vivere.
Dott. Enrico de Sanctis
psicologo-psicoterapeuta
studio: via Canonica, 63 - 20154 Milano
telefono: 02.316096
sito web: www.enricodesanctis.it
e-mail: enrico_desanctis@fastwebnet.it
Copyright © http://psicologo-milano.blogspot.com di Enrico de Sanctis
0 commenti:
Posta un commento