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Attacco di panico
Il problema principale di chi soffre di attacchi di panico - anche se questo è comunque vero per tutta l'area della psicopatologia - riguarda la sua struttura di personalità e la sua organizzazione neurale non facilmente modificabile, se non attraverso un percorso psicoterapeutico utile per ricostituire il processo che porta alla fondazione di un senso di fiducia in se stessi.
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La depressione
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Insonnia e sogni
Spesso di pensa che dormire sia un momento di riposo. Questa è un'idea comune non del tutto vera, perché l'organismo ha un'intensa attività durante il sonno. Per questa ragione molti studiosi si continuano a interrogare sul senso del sonno, che non è soltanto un dolce far niente utile al ristoro e al recupero delle energie, dato che l'attività cerebrale è assolutamente presente.
I teorici della psicoanalisi, in effetti, ebbero un'idea piuttosto creativa, sviluppata intorno all'attività onirica durante il sonno: essi dissero che proprio il sogno sarebbe servito a evitare che i contenuti rimossi venissero a galla, perché il sogno camuffa e distorce il contenuto originario doloroso, rendendolo incomprensibile alla coscienza.
Grazie agli attuali studi neroscientifici, questa idea non può più essere ritenuta valida, nonostante la sua ingegnosità.Oggi, infatti, si tende a dire l'esatto contrario: il sogno non è a servizio dell'omeostasi dell'organismo, ma è un momento di trasformazione creativa a servizio della rigenerazione dell'esperienza psichica dell'individuo.
In che fase del sonno si sogna?
Il sonno viene suddiviso in due ampie fasi generali, la non-REM e la REM.
In sintesi potremmo dire che la fase non-REM è conservativa, mentre la fase REM sembra essere trasformativa.
Se abbiamo ricordato che gli psicoanalisti dei primi del novecento avevano detto l'esatto contrario, e cioè che il sogno era il modo di placare gli animi dell'individuo che emergevano dall'assenza del controllo tipico della veglia (rimozione), è pur vero che uno psicoanalista inglese degli anni cinquanta, di nome Bion, aveva già cominciato a riflettere su ciò che le attuali neuroscienze oggi ipotizzano attraverso le loro indagini e ricerche. Sognare, secondo Bion, era un'attività massimamente creativa e chi non sogna non ha la possibilità di un cambiamento vero e proprio di sé. L'assenza del sogno può essere correlata a un deficit della plasticità cerebrale e può verificarsi quando lo stato creativo della mente è particolarmente osteggiato, compromesso o del tutto inattivo. In un certo senso, in parole semplici, potremmo anche dire che chi non sogna ha paura di esistere.
Intervista a Enrico de Sanctis sull'omosessualità
a cura di Enrico de Sanctis
Esistono diversi modelli e teorie psicologiche che studiano la sessualità dell'essere umano. L’American Psychological Association (APA), l'Associazione scientifica americana più riconosciuta in ambito psicologico, considera eterosessualità e omosessualità due forme normali della sessualità umana. La stessa Associazione sostiene che le forme della sessualità non sono così definite come la cultura vorrebbe continuamente proporre in modo inequivocabile. In accordo con l’APA, sono critico con tutto quel filone "psi" che, fino agli anni Settanta, considerava l’omosessualità una devianza da un presunto modello normale e unico di sviluppo sessuale e, oggi, in un modo o nell'altro, tenta di far rientrare dalla finestra ciò che allora ha fatto uscire dalla porta.
Anche un certo filone di teorie psicoanalitiche post-freudiane perdono qualsivoglia valore e senso quando si dispongono di fronte all'essere umano, peraltro carico della sua sofferenza, con criteri normativi che negano le forme esistenziali del vivere autentico. Le teorie psicoanalitiche, sopra tutte le altre, dovrebbero promuovere la libertà d'espressione e l'emancipazione dell'essere umano attraverso la conoscenza di sé e del mondo.
Quando, invece, lo psicologo si pone come il professionista che sa qual è il modo giusto per vivere e, in virtù di questo, dispensa consigli, cade nell'errore più elementare che può commettere, tipico di chi è agli inizi di questa professione o di chi è assoggettato alla cultura dominante e non si interroga sul senso della vita. La cinematografia, per fare un esempio, si serve di questa figura-burattino sottomessa al potere per enfatizzare, alle volte giustamente scimmiottare, il comportamento di quegli psicologi che consigliano ai loro pazienti di vivere in un certo modo, mentre sono loro per primi, ovviamente, a non riuscirci. Lo psicologo, invece, ha il compito di restituire al paziente la sua libertà, non di dargli nuove norme. Le stesse teorie che si pongono nei confronti del comportamento degli esseri umani definendo quale sia quello giusto e quello sbagliato, si impongono sulla persona, dimenticando la loro principale funzione, il loro vero valore. La loro applicazione clinica diventa tecnicistica, direttiva, autoritaria e alla fine controproducente, in quanto mortifica l'espressività esistenziale dell'essere umano.
Recentemente un noto psicoanalista francese, Jacques-Alain Miller, si è mosso contro un'ordinanza ministeriale che toglie allo psicologo proprio la sua autonomia vitale, al punto da definirlo "un agente di controllo sociale", che "obbedisce a dei protocolli, fa quello che gli viene detto, raccoglie dati". Questo agente di controllo, aggiungo io, parla per statistiche e annulla la singolarità e la soggettività dei suoi pazienti. Essendo un burattino non può far altro che imprigionare anche i suoi pazienti in un pezzo di legno inespressivo nelle mani di un burattinaio che ne detiene il potere e lo governa facendolo muovere a sua immagine e somiglianza: Miller definisce questa figura professionale "tecno-psi" (il suo articolo è presente nelle News del mio sito).
La psicoanalisi, dal mio punto di vista, deve mantenere rigorosamente il suo privilegio di porsi:
a) in modo riflessivo e interrogativo nei confronti dell’essere umano e della vita;
b) in modo decostruttivo dell'ordine socio-familiare, con le sue implicazioni affettive, in cui l'individuo è immerso, potremmo dire incarnato e da esso quasi del tutto dipendente.
All'interno di questo quasi - quindi all'interno di un piccolo spazio - la psicoanalisi può e deve muoversi, con l’obiettivo di dare al paziente gli strumenti per aprirsi a un mondo non più prestabilito, allo scopo di vivere in autonomia secondo il suo soggettivo e personale modo di espressione di sé, aldilà delle persone e delle norme che lo vorrebbero uguale a se stesse.
Nell'intervista si discutono temi quali l'origine della sessualità, la differenza tra maschile e femminile, la cultura normativa eterosessista, il grave falso dei cosiddetti interventi "riparativi", lo sviluppo affettivo del bambino che cresce in una famiglia non eterosessuale e altro. In particolar modo si pone l'accento sull'universalità dell'esperienza omosessuale e sulle differenze dello sviluppo dell'esperienza eterosessuale.
Per consultare l'intervista, cliccare qui.
mercoledì
Normalità e follia
La normalità è l'esito di un pensiero culturale che sottomette alle proprie leggi la libertà dell'essere umano. La creatività e l'espressività degli individui sono pertanto inibite: essere normali diventa rischioso, potrebbe essere il segno dello stato sopravvivenziale dell'individuo, che non è autentico nella sua esistenza.
psicologo-psicoterapeuta
studio: via Canonica, 63 - 20154 Milano
telefono: 02.316096
sito web: www.enricodesanctis.it
e-mail: enrico_desanctis@fastwebnet.it
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